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Abbiamo deciso di linkare gli Rss di Antonio Di Pietro in maniera asettica, in quanto li riteniamo ottimi spunti per una riflessione riguardo agli argomenti che tratta. Buona lettura ... |
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Gli Rss di Antonio Di Pietro:
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Antonio Di Pietro
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Davigo: Mani Pulite partì solo perché erano finiti i soldi
Nell'avvicinarci ai 20 anni di Mani Pulite, questa intervista di Piercamillo Davigo al Corriere della Sera di oggi è importante. Perchè ci fa capire a che punto siamo e le differenze con la Tangentopoli di allora. 
«Mani Pulite? Non è servita Centrodestra e centrosinistra uniti nell'ostacolare i processi» Nostalgia? «Neanche un po'. La situazione dell'Italia vent'anni fa era indegna di un Paese civile». Eppure lei stesso dice... «Che girano più tangenti oggi di allora, certo. Mani Pulite poteva essere una svolta, invece è stata tentata una restaurazione». E dunque? «Dunque la Seconda Repubblica è semplicemente figlia della Prima. Ma la madre non era meglio: il debito pubblico che tuttora scontiamo continua a essere il frutto prodotto in quarant'anni da quel sistema là».
È questa la sintesi dell'allora pm e oggi giudice di Cassazione Piercamillo Davigo, vent'anni dopo l'arresto di Mario Chiesa che il 17 febbraio 1992 innescò un domino da quattromila inquisiti, la scoperta di tangenti per migliaia di miliardi in una rete sterminata di conti esteri, l'azzeramento di cinque partiti: e per riassumere il resto ci vorrebbe un libro. Con che risultato? «Direi duplice. Da una parte non c'è dubbio che dall'evento di Mani Pulite è derivata una cesura netta nelle dinamiche politiche del Paese. Determinata dall'elettorato, tengo a ricordare, non dai magistrati. Il cui ruolo è stato solo quello di portare a galla dei fatti». E l'altra parte è stata Berlusconi? «No. L'altra parte è stata che il potere politico, tutto, di centrodestra e centrosinistra, a fronte del quadro devastante emerso dalle indagini non si è affatto preoccupato di prendere provvedimenti per contenere la corruzione, ma semplicemente di contrastare e rendere più difficili i processi». Anche il centrosinistra? «Il centrodestra lo ha fatto in modo talmente spudorato da risultare vergognoso: rendere il falso in bilancio perseguibile solo su querela degli azionisti (di fatto di maggioranza) è come perseguire un furto su querela del ladro, dal momento che, se estranei, cambierebbero gli amministratori. Ma il centrosinistra ha dimostrato abilità più sottili, per esempio con la riforma dell'abuso d'ufficio e la precedente introduzione della "modica quantità" nell'annotazione di fatture per operazioni inesistenti: cose passate in silenzio, senza il clamore delle leggi ad personam, ma che hanno reso più difficile contrastare i fenomeni». Adesso la responsabilità civile dei magistrati. «Che è comunque demagogica, la sua estensione comporterebbe solo un maggior premio assicurativo da pagare. Ma a quel punto si porrebbe un problema di tutela sindacale visto che, per esempio, l'assicurazione per la responsabilità civile sui veicoli dello Stato è pagata dallo Stato e non dagli autisti: perché l'assicurazione per i processi la dovrebbero pagare i magistrati?». Solo una questione di soldi? «Naturalmente no, la citazione diretta di un magistrato avrebbe come conseguenza anche il suo obbligo di astenersi e nel procedimento penale ciò implica la rinnovazione degli atti compiuti: il che può far saltare il sistema». Vi hanno detto mille volte: se la corruzione c'era da una vita voi dov'eravate prima del '92? «È una delle tante scempiaggini che si ripetono da vent'anni. Eravamo lì, ma la corruzione è come la mafia: non è come un omicidio, dove trovi un cadavere e fai le indagini. È un reato che si regge su un patto segreto tra chi lo compie: finché non viene uno a raccontartelo non lo sai». E perché nel '92 vengono a dirvelo? «L'ho ripetuto in mille convegni, ogni volta in cui qualcuno rispolverava l'altra scempiaggine del complotto: Mani Pulite è partita banalmente perché il sistema aveva finito i soldi. Finché il costo delle tangenti poteva essere caricato sul prezzo degli appalti, e le amministrazioni pagavano, gli imprenditori erano ben contenti di corrompere i partiti. Altro che vittime. Poi, quando hanno cominciato a non veder più saldati i lavori per cui prima avevano pagato le tangenti, allora si sono arrabbiati e sono venuti da noi. Tutto qui». Altre scempiaggini? «Certo, e ancora più dannose perché a forza di ripeterle sono entrate nel pensiero comune. La prima è stata la giustificazione addotta per anni da chi veniva beccato a rubare: "Ma rubano anche gli altri, perché prendete me?". Come se un ladro d'auto pretendesse di essere processato solo dopo che sono stati presi tutti gli altri». A nessuno piace essere processato. «Ci mancherebbe. Ma la cosa grave è che in questo Paese è diventato "normale" pensare di potersi difendere negando la legittimità del proprio giudice. Pretendendo di fondare le sempre più numerose istanze di ricusazione non sulla contestazione di atti specifici ma sul fatto che un magistrato abbia, per esempio, un orientamento politico». Se è opposto al mio, e deve giudicare me, può darmi fastidio. «Ma lui deve motivare per iscritto ogni decisione che prende, e lei può impugnarla nel merito! In un Paese anglosassone il giudice ti condanna semplicemente "poiché la giuria ti ha ritenuto colpevole", punto: facciamo cambio? E se un imputato di terrorismo islamico chiedesse di ricusare un giudice perché va a messa? Dovrà smettere di andarci? Però allora potrebbe non piacere a un imputato cattolico: dovrà fare la comunione di nascosto?».
Nel '92 dicevate: noi non facciamo politica. Qualcuno vi disse: sarà la politica a risucchiare voi. Gerardo D'Ambrosio è diventato senatore e Antonio Di Pietro ha fondato un partito. «I magistrati non devono fare politica nell'esercizio delle loro funzioni. D'Ambrosio e Di Pietro non sono più magistrati e non hanno più tale vincolo». Esiste un tasso di corruzione fisiologico? «Tutto sta a intendersi sul quanto. In Italia ci sono meno condanne per corruzione che in Finlandia, che però Transparency International considera il Paese meno corrotto del mondo. Noi siamo a fondo classifica. È l'altra scempiaggine di quanti ripetono che la corruzione è il costo della democrazia: balle. Così la democrazia ce l'hanno rubata». Al netto delle tangenti lievitate, in cosa la Seconda Repubblica è diversa dalla Prima? «Per esempio nel fatto di aver lacerato il velo dell'ipocrisia, che per certi versi è considerata un difetto ma è anche la tassa che il vizio paga alla virtù: prima ci si mascherava da buoni perché essere cattivi era considerato brutto, adesso non c'è neanche più la maschera». Gli italiani hanno i politici che meritano? Siamo condannati all'illegalità? «Per niente, anzi. Non credo affatto a un Dna delle tangenti, non siamo un popolo sbagliato: siamo solo uno Stato con leggi sbagliate e più facili da aggirare. Pensare il contrario è il più pericoloso e qualunquista degli alibi». In che senso? «L'ho detto anche l'altro giorno agli studenti di un liceo di Milano, per me è la cosa più insopportabile di tutte: è quando sento qualcuno dire che "rubano tutti". Allora ogni volta gli chiedo "Scusi, lei ruba? No? Ecco, neanche io: siamo già in due". Ripartiamo da qui»
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Giù le mani dall'art. 18

I professori che stanno al governo hanno imparato subito la lezione dei guitti che ci stavano prima. Per giustificare eventuali scelte che non hanno nessunissima scusa occupano militarmente le televisioni e i mezzi d'informazione e, senza praticamente nessun contraddittorio, bombardano i telespettatori di bugie convinti che a forza di ripeterle saranno prese per oro colato. Siccome per giustificare l'attacco all'art. 18 Monti non può citare il caso di neppure una sola azienda italiana che sia entrata in crisi per colpa di quell'articolo, adesso si attacca agli investimenti stranieri che non arrivano perché qui non c'è la possibilità di cacciare dal lavoro qualcuno solo perché ti sta antipatico o perché sta in un sindacato invece che in un altro.
E' una balla anche questa. E' vero che l'assenza di investimenti stranieri in Italia è uno dei grandi problemi che impediscono la crescita. Ma gli stranieri non investono in Italia prima di tutto perché non vogliono finire nella palude della burocrazia, che soffoca e ammazza qualsiasi iniziativa. L'Italia dei Valori ha già riconosciuto al governo il merito di aver fatto un piccolo passo sulla strada delle liberalizzazioni e delle sburocratizzazioni. Ma è anche vero che su quella strada il governo Prodi, con due voti di maggioranza al Senato, aveva fatto più di quel che ha fatto Monti con una maggioranza parlamentare come non s'era mai vista, e con tutti i mezzi di informazione pronti a dargli ragione qualunque cosa dica o faccia. In secondo luogo, gli stranieri non investono in Italia perché dovrebbero fare i conti con il potere immenso della criminalità organizzata, che si estende da nord a sud, e con il cancro della corruzione. Un voto come quello dell'altroieri, che rende ricattabili i magistrati e fa così un favore ai mafiosi e ai corrotti, vale a impedire gli investimenti delle aziende estere come 5000 articoli 18. La verità è che la possibilità di licenziamento facile non c'azzecca niente né con la crisi italiana, né con gli investimenti esteri. La verità, caro presidente Monti, è che lei l'art.18, che è l'ultimo diritto di civiltà rimasto ai lavoratori italiani, non lo deve toccare come non lo doveva toccare Berlusconi. Se ci proverà, noi faremo tutto il possibile per impedirglielo.
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C'è ancora bisogno delle mani pulite

Il 17 febbraio, alle 17, vi diamo appuntamento, a Milano, presso il Teatro Elfo Puccini. Infatti quel giorno, a quell?ora, cade il ventesimo anniversario dall?arresto di Mario Chiesa. Di lì a due anni nelle aule giudiziarie di Milano furono chiamati leader ed esponenti dei partiti per parlare di un sistema di potere, fatto di commistioni tra affari e politica, che aveva portato l?Italia sull?orlo della bancarotta. A tanti anni di distanza poco o niente è cambiato. Anzi quel sistema si è ingegnerizzato, affinato e la politica ha tentato di demonizzare la magistratura, ha depenalizzato quei reati, come il falso in bilancio, in modo da poter agire indisturbata.
In questi giorni, l?operazione rischia di completarsi e il cerchio è pronto a chiudersi con la denigrazione e la delegittimazione di quei giudici che venti anni fa, rispondendo al dettato costituzionale, individuarono la malattia presente nei partiti. Non è certo un caso che oggi i media e i noti soloni della politica si apprestino a ricordare quella data con un inedito, seppur scontato, copione: una rivisitazione strumentale di quelle vicende, al fine di riabilitare e giustificare personaggi e metodi che sono ancora in auge.
Infatti, in questi salotti mediatici per ricordare Mani Pulite, troviamo volti conosciuti alle aule giudiziarie di quel tempo. Coloro che avevano snocciolato cifre e dettagli sulle tangenti, adesso si affrettano a smentire la testimonianza rilasciata ai giudici, scritta e sottoscritta, e parlano di abuso dell?autorità giudiziaria.
Insomma gli imputati di allora si ergono a giudici. Così in una storia tra guardie e ladri le parti si invertono. Un?operazione scientifica, fatta al fine di giustificare l?operato di dirigenti politici, di logge massoniche e di comitati d?affari, noti alle cronache di questi anni, di questi giorni, come a quelle dell?epoca. E? un modo per mettere tutto nel calderone, per appannare e nascondere la verità.
La morale di quanto sta avvenendo è che oggi, come allora, il Parlamento cerca di fermare l'azione dei magistrati. Quando c'era 'Mani pulite', ci provarono con il decreto Biondi, oggi con la norma 'anti-toghe' inserita nella Comunitaria. Si tratta di una legge che è una vera e propria vendetta, un ammonimento nei confronti dei magistrati.
Sembra proprio di tornare al lontano febbraio del '92, quando stavamo scoprendo le malefatte del Palazzo e, dentro le aule di Camera e Senato, tutti si facevano scudo dell'immunità parlamentare, etichettando come semplici ?mariuoli? quelli che erano, in realtà, gli anelli terminali della catena. Anche oggi, mentre i cittadini assistono allibiti alle ruberie della casta, agli illeciti finanziamenti, e i magistrati portano alla luce reati gravissimi, la classe politica, invece di prendere provvedimenti contro coloro che violano la legge, pensa a punire i giudici per autotutelarsi.
La votazione di ieri ha reso evidente l?esistenza di una P2 parlamentare che si è nascosta dietro al voto segreto ed ha messo in atto la propria vendetta. Insomma, mi sembra proprio che nulla sia cambiato in questi vent?anni.
Per questo ci vediamo a Milano, il 17 febbraio, alle ore 17. Insieme a me ci saranno Gianni Barbacetto, Giuliano Pisapia, Bruno Tabacci e Marco Travaglio.
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Sottoscrivo l'appello del Fatto sui rimborsi elettorali
Il Fatto Quotidiano ha lanciato un appello che ho sottoscritto e al quale ho aderito con la seguente lettera, pubblicata oggi sull'edizione stampata. L?Italia dei Valori sottoscrive il vostro appello sui rimborsi elettorali. Condividiamo il contenuto dell?articolo ?Una legge sui partiti?, di Marco Travaglio, che evidenzia come, a causa della mancanza di un?adeguata regolamentazione, sia stato facile, per alcuni soggetti politici, lucrare proprio su questi rimborsi. E? vero: occorre che vi sia più trasparenza nella gestione della ?res publica?. Anche l?IdV si è trovata nell?imbarazzo di doversi muovere in una giungla di disposizioni incerte e poco chiare, con il rischio concreto di sbagliare!. Per questo, vi ringraziamo e abbiamo colto l?occasione per tradurre il vostro monito in un disegno di legge, che sottoporremo anche alle altre forze politiche. Le linee guida sono quelle tracciate da Travaglio: il dimezzamento degli attuali rimborsi elettorali e l?ammissibilità a ricevere questi rimborsi solo per quelle forze politiche che, nelle elezioni corrispondenti, abbiano totalizzato almeno il 2% dei voti validi. Soprattutto che tali rimborsi debbano essere consegnati solo dopo la presentazione di regolamentari fatture che documentino le spese sostenute. Il nostro ddl prevede anche il divieto per le imprese pubbliche o miste pubblico-private di effettuare qualsiasi finanziamento ai partiti. Inoltre, vi è l?introduzione del reato di finanziamento illecito, punibile fino a sei anni, per coloro che danno o ricevono sovvenzioni di qualsiasi natura e di qualsiasi entità da aziende pubbliche o miste pubblico-private nonché da coloro che danno o ricevano contributi oltre ai cinquemila euro, senza denunciarli, da aziende o soggetti privati. Viene altresì stabilita la pena accessoria dell?ineleggibilità di chi ha violato la legge di finanziamento pubblico e la decadenza automatica dalla carica elettiva, parlamentare compresa, e l?ineleggibilità futura. Per quanto riguarda, poi, i partiti che ricevono contributi illeciti è prevista la soppressione del rimborso della campagna elettorale precedente e la perdita del diritto di finanziamenti. A tutto ciò, si aggiunga la sanzione politica della non candidabilità delle persone condannate e la decadenza automatica di quegli eletti che vengono condannati durante il mandato. Anche di questo parleremo durante la manifestazione che si terrà il 17 febbraio, a Milano, per riflettere insieme su questi vent?anni trascorsi da ?Mani pulite?. Vi invito ad aderire, come abbiamo fatto noi, all'appello del Fatto, che trovate qui.
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Monti fa il furbo, la precarietà è schiavismo

Il presidente del consiglio Monti, quando dice ai giovani che loro il posto fisso non ce l?avranno mai ma tanto era monotono, prova a fare il furbo ai danni di milioni di ragazzi. E? come dire a uno che non mangia da giorni che la dieta fa bene.
Dico francamente che è molto sgradevole sentire un professore, appena nominato senatore a vita con lauto stipendio, dire una enormità di questo genere. Non la dice mica a professionisti che possono scegliere tra un lavoro ben pagato e un altro. Lo dice a ragazzi e disoccupati che ogni giorno devono fare i conti con offerte di lavoro come questa, segnalata da Stefano Corradino sul suo blog: ?Call center offre lavoro. Si richiede: buona conoscenza lingua inglese e spagnola. Diploma o laurea, buona conoscenza del web e pacchetto Office, spiccate doti relazionali, spirito di gruppo, forte motivazione. Contratto di 3 mesi, 400 euro mensili?.
Quando questo giovane laureato che conosce due lingue, si muove bene nella Rete e ha spiccate doti relazionali avrà finito di lavorare per tre mesi a 400 euro mensili, nessuno gli coprirà i buchi pensionistici e così, in virtù del metodo contributivo, alla fine resterà pure senza pensione. Questo, caro presidente Monti, non è un modo di lavorare meno monotono, questo è schiavismo.
Il suo governo, presidente, ha cancellato dalla sera alla mattina centinaia di migliaia di posti fissi. Negli ultimi tre anni è andato in pensione un milione di persone. E' presumibile che altrettante avrebbero lasciato il posto alle giovani generazioni, nel prossimo triennio, senza la sua riforma. Rinviare di cinque anni il il pensionamento, soprattutto per la popolazione femminile, vuol dire aver dunque tolto la possibilità di subentrare a circa un milione di giovani. Tra l?altro con l?Inps che da anni dichiara utili di bilancio ed un sistema in equilibrio fino al 2050. E? una responsabilità molto pesante, ma cercare di camuffarla con la storiella per cui il lavoro fisso è monotono significa appunto fare il furbo. Anzi fare il Berlusconi.
Proprio come chiamare in causa l?art. 18, che con la creazione di nuovi posti di lavoro, glielo dico in dipietrese, non c?azzecca proprio niente. Tra le tantissime aziende che in questi ultimi anni hanno lasciato a spasso i loro dipendenti, la sfido a citarne una, anche una sola, che abbia dovuto chiudere per colpa dell?art. 18. Io da parte mia potrei citarne un centinaio che hanno chiuso per mancanza di credito e burocrazia soffocante.
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