Gli Rss di Marco Travaglio ci sembrano un'ottima occasione per farvelo conoscere e riflettere insieme su quanto dice ...

... buona lettura ...

 

Gli Rss di Marco Travaglio:

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  • La Corte e i cortigiani
     




    da Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2010

    A beneficio dei finti tonti che preferiscono non vedere e non sentire, è bene rileggere fino alla noia poche righe dell?ordinanza con cui il presidente del Tribunale del Riesame di Roma, Guglielmo Muntoni, ha confermato il carcere per il trio P3 Carboni-Lombardi-Martino: ?Lombardi era riuscito a ottenere l?assicurazione sul voto, nel senso voluto dai sodali, di 7 dei 15 giudici della Corte costituzionale? per la costituzionalità dell?incostituzionalissimo lodo Alfano. Poi uno cambiò idea e il lodo fu bocciato il 7 ottobre 2009 con una maggioranza di 9 a 6: ma ?resta il fatto che tale ingerenza ci fu e venne esercitata su almeno 6 giudici costituzionali che anticiparono a un soggetto come il Lombardi la loro decisione?. Un giudice terzo, non un pm rosso di passaggio, non un ambiguo flatus vocis intercettato, ha le prove che ?almeno 6 giudici? della Corte violarono il segreto della camera di consiglio e anticiparono a un faccendiere di quart?ordine, il geometra irpino Pasqualino Lombardi, il voto favorevole a una legge incostituzionale.

    Cioè: la Consulta è inquinata per i due quinti dei suoi componenti da giudici felloni e continuerà ad esserlo finché costoro non cesseranno dall?incarico. La stessa mafia partitocratica che regna nelle Asl, nelle fondazioni bancarie e nelle cosiddette Authority (vedi indagine di Trani) è penetrata non solo nel Csm (dove l?elezione dell?Udc Vietti a vicepresidente e di politicanti di destra e sinistra a membri laici 
    perpetuerà l?andazzo anche per la prossima consiliatura), ma addirittura nel massimo organo di garanzia sulla legittimità delle leggi dello Stato. Ciascun partito, lobby, banda, cricca, P2 e P3 ha i suoi uomini di fiducia da chiamare per pilotare, condizionare o almeno conoscere in anticipo le decisioni dell?organo costituzionale che più di ogni altro dovrebbe essere super partes, dunque impermeabile.

    L?ennesimo colpo di Stato si consuma sotto gli occhi di chi si ostina a non vedere e non provvedere. Non erano dunque millanterie, fanfaronate, voci dal sen fuggite quelle captate nelle telefonate fra Lombardi e gli altri compari di P3 dopo la bocciatura del lodo: ?Chist? erano sette, so? statt? siempre sette, l?ottav? nun l?ammo mai truvate... che cazz? t?agg?a dicere... Noi ne tenevamo cinque certi e ce ne volevano (altri, ndr) tre, ne tenevamo due (incerti, ndr) e ce n?è rimasto uno... ch?amm?a fa?...?. E non erano tentativi maldestri di ?quattro sfigati in pensione? le riunioni chez Verdini col sottosegretario Caliendo, il senatore Dell?Utri, i giudici Martone e Miller, collegati via cavo con Carboni, Martino e Lombardi, alla vigilia del voto della Consulta. L?ha confessato Lombardi ai pm: ?Facevo pressioni sulla Corte per acquisire meriti con Berlusconi?.

    E B. sapeva tutto, se è vero che la sera del 7 ottobre tuonò a Porta a Porta: ?Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta. Bastava che intervenisse con la sua nota influenza sui giudici e ci sarebbe stato 
    quello spostamento di due voti che avrebbe fatto passare la legge. E su Napolitano le mie dichiarazioni potrebbero essere anche più esplicite e dirette...?. Come poteva il premier conoscere i numeri top secret dei voti favorevoli e contrari al lodo? Chi gli aveva detto che, per raggiungere la maggioranza di 8 a 15, bastava uno ?spostamento di due voti?? Un mese prima L?espresso aveva rivelato che due dei giudici pro-lodo, Mazzella e Napolitano (solo omonimo del capo dello Stato) avevano cenato con B., Alfano e Gianni Letta. Ma quando Di Pietro osò chiedere loro di dimettersi o almeno di astenersi dal voto, restò isolato e il Colle tacque. Che intende fare ora il Quirinale, a cui spetta la nomina di 5 giudici costituzionali, per bonificare la Consulta ed evitare che gli ?almeno 6 giudici? di cui sopra continuino a rispondere a questo o quel faccendiere di governo, anziché alla Costituzione repubblicana? Stavolta il solito ?monito? potrebbe non bastare. Ma, finora, non è arrivato nemmeno quello. 
    (Vignetta di Bandanax)

    Segnalazioni

    Gano Jago e Sansonetti di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
    Il traditore - Ucuntu n,82 del 28 luglio 2010


    No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

    Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

    Video - La notte dei blogger (da repubblica.it)

    "Non facciamo morire i libri" - L'appello dei giuristi contro le norme sull'editoria del Ddl intercettazioni


     

  • 28 luglio 2010 da Ines Tabusso
    ANSA
    28 luglio, 22:02
    Fini: sto con Berlusconi, Premier: Governo è saldo
    Offerta di pace dal presidente della Camera: resto per onorare gli impegni politici


    Il Giornale
    28 luglio 2010
    Fini, la compagna, il cognato e la strana casa a Montecarlo
    di Gian Marco Chiocci




    La Stampa

    28 luglio 2010
    Gli elettori senza potere
    Michele Ainis


    C?è un fantasma nella nostra scena pubblica: la legge elettorale. La sua riforma non ha mai occupato i desideri della maggioranza di governo, ora non interessa più nemmeno all?opposizione. Perché dovrebbe? È così comodo manovrare un esercito di soldatini di piombo travestiti da parlamentari.
    Niente capricci, niente alzate d?ingegno: altrimenti la volta prossima te ne rimani a casa, anche se la tua pagina su Facebook conta un popolo di lettori e di elettori. E poi nell?agenda politica incalzano altre urgenze, altre questioni: la manovra finanziaria, le intercettazioni, il federalismo, l?università. Perché mai dovremmo attardarci sugli alambicchi del maggioritario o del proporzionale?
    Eppure c?è un nesso tra i funerali della legalità e il battesimo della nuova classe dirigente. Basta misurare le reazioni dei politici finiti sotto torchio. Verdini: una congiura mediatica. Cosentino: un complotto giudiziario. Brancher, Dell?Utri, Caliendo: idem. E comunque l?essenziale è mantenere la fiducia del Capo, chissenefrega dei giornali. Tanto è lui, soltanto lui, che decide il tuo posto in Parlamento. L?insubordinazione, ecco il delitto più infamante.
    Per i disobbedienti s?agita il randello dell?epurazione, oggi dal Pdl contro il finiano Granata, ieri dal Pd verso Riccardo Villari, dal Pdci verso Marco Rizzo, da Idv verso Nicola D?Ascanio, dalla Lega con una lista di proscrizione lunga come l?elenco del telefono. D?altronde Bossi l?ha detto chiaro e tondo, inaugurando nei giorni scorsi la sezione di Travedona Monate: «chi pianta casino è fuori dal partito». Berlusconi usa un linguaggio più tornito, ma anche per lui la «lealtà» costituisce la prima virtù dei suoi parlamentari. Insomma ai padroni del vapore sta a cuore la fedeltà, non certo l?onestà. Le nomine si fanno per appartenenza, non per competenza. Sicché gli incompetenti disonesti sono ormai il grosso della nostra classe dirigente.
    Negli Stati Uniti o in Inghilterra non succederebbe. Lì, se un deputato viene sorpreso con le dita nella marmellata, la sua constituency gli sbatte la porta in faccia senza troppi complimenti, e lui poi difficilmente trova un altro collegio elettorale. Lì l?accountability, la responsabilità dell?eletto verso l?elettore, è l?olio che fa girare il motore democratico. Lì la reputazione dei politici è come la verginità: quando l?hai persa è per sempre, non c?è chirurgo plastico che tenga. Noi, in Italia, questa medicina non l?abbiamo mai bevuta. Neanche ai tempi della Dc, un partito che ha pietrificato per 45 anni ogni alternanza di governo. Sarà che abitiamo in un Paese cattolico, dove il confessionale monda ogni peccato. Sarà l?eredità delle corporazioni medievali, un mondo dove il mestiere dei padri spettava di diritto ai figli, senza concorrenza, senza ricambio d?uomini e di idee. Ma certo dal 2005, da quando abbiamo in circolo questa legge elettorale, lo spettacolo è scaduto ulteriormente. Servirebbe l?uninominale, uno contro uno. Servirebbe la possibilità di revocare gli eletti immeritevoli. Invece la politica italiana ha revocato gli elettori.



    "? Anche se gli alleati causeranno la caduta di Berlusconi, dovranno rispondere ad una domanda che ogni cittadino ha il diritto ed il dovere di rivolgere loro: ?dove eravate voi quando Silvio Berlusconi costruiva e rafforzava il suo potere devastando la libertà di tutti??. Poiché dovranno ammettere che erano con Berlusconi e che lo hanno aiutato ad erigere il suo sistema di corte, dovranno avere la bontà di spiegare in che cosa e perché il Berlusconi del, poniamo, 2001-2006, sarebbe diverso dal Berlusconi del 2010 a tal segno che il primo doveva essere sostenuto, il secondo deve essere combattuto. È bene non dimenticare che senza alleati non avrebbe avuto la maggioranza per governare e l?Italia si sarebbe risparmiata quindici anni di degrado civile. [?] I casi sono due: o questi signori non capirono per difetto di sapienza politica, e allora non meritano di essere leader e devono ritirarsi in buon ordine a svolgere attività più consone ai loro talenti; o capirono perfettamente e, gli alleati, decisero egualmente di sostenere Berlusconi, l?opposizione, di non combatterlo, allora sono tutti complici e, a maggior ragione, dovrebbero lasciare il posto ad altri che sappiano parlare un linguaggio davvero alternativo a quello berlusconiano e sappiano far seguire alle parole azioni coerenti. [?] L?emancipazione dal sistema berlusconiano non avverrà quando al governo ci saranno vecchi alleati insieme ad accomodanti oppositori, ma quando a guidare la Repubblica ci saranno donne e uomini che, alla domanda ?dove eravate voi??, potranno rispondere ?dall?altra parte. Sempre!?".
    (Maurizio Viroli, il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2010)



    "?Non vi è uccello che si lasci più facilmente prendere nella pania, o pesce che per ingordigia del verme abbocchi all'amo più prontamente di quanto tutti i popoli si facciano adescare dalla servitù, solo che ne abbiano il minimo sentore. È sorprendente come cedono sull'istante alla minima lusinga. Teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori, animali esotici, medaglie, esposizioni di dipinti e altre droghe di questo genere costituivano per i popoli antichi l'esca della servitù, il prezzo della libertà, lo strumento della tirannide. Con questi mezzi, questi sistemi, questi allettamenti, gli antichi tiranni stordivano i loro sudditi sotto il giogo. Così quei popoli inebetiti, trovando gradevoli simili passatempi, divertiti dai vani piaceri che venivano fatti balenare davanti ai loro occhi, si abituavano a servire in modo sciocco. [?] Non sono gli squadroni a cavallo né le schiere di fanti, né le armi a difendere il tiranno. Da principio si fa fatica a crederlo, ma è così [?] È accaduto sempre che cinque o sei uomini siano diventati i confidenti del tiranno, o perché si sono fatti avanti da soli o perché sono stati chiamati da questi per diventare complici delle sue crudeltà, compagni dei suoi piaceri, ruffiani della sua lussuria, soci nello spartirsi i frutti delle sue ruberie. [?] Questi sei profittatori ne hanno altri seicento sotto di loro, che si comportano nei loro riguardi come essi fanno col tiranno. A loro volta i seicento ne hanno sotto di loro altri seimila [?] Dietro costoro la fila prosegue interminabile, e chi volesse divertirsi a dipanare questa matassa vedrebbe che non sono seimila, ma centomila, milioni le persone che rimangono legate al tiranno con questa fune e si mantengono ad essa [?] Insomma, tra favori e vantaggi, protezioni e profitti ottenuti grazie ai tiranni, si arriva al punto che quanti ritengono vantaggiosa la tirannia sono quasi altrettanto numerosi di quelli che preferirebbero la libertà.
    Così il tiranno assoggetta gli uni servendosi degli altri, e viene difeso da uomini da cui dovrebbe difendersi, se valessero qualcosa [?] Eppure, vedendo questi individui che servono il tiranno per trarre vantaggio dal loro potere e dalla servitù del popolo, spesso mi stupisce la loro malvagità e talvolta mi fa pena la loro stupidità; perché, a dire il vero, avvicinarsi a un tiranno cos'altro significa se non allontanarsi dalla propria libertà e afferrare, per così dire, a due mani e abbracciare la propria servitù? [?] Non è sufficiente che gli obbediscano, devono compiacerlo rompendosi le ossa, tormentandosi e distruggendosi per curare i suoi interessi; devono amare ciò che egli ama, sacrificare i propri gusti ai suoi, violentare la propria indole sino a spogliarsi della propria personalità [?] Quale condizione è più miserabile del vivere così, senza avere nulla di proprio, dipendendo da un altro per il proprio benessere, la propria libertà, il proprio corpo, la vita stessa? ?"
    (Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, intorno al 1550)


    "...Un giorno l'imperatore decise di intrattenermi con parecchi dei loro giochi nazionali, nei quali eccellono su tutti i paesi che ho conosciuto, sia in destrezza che in magnificenza. Nessuno mi diverti' quanto quello dei funamboli eseguito su di un sottile filo bianco, lungo circa due piedi e alto dodici pollici, sul quale, se il lettore me lo permette, vorrei dilungarmi un po'.
    Questo gioco e' praticato solo da quelle persone che, a Corte, sono candidate a cariche molto elevate o a godere di grandi onori. Si esercitano in quest'arte fin dalla giovinezza, e non sempre sono di nobili natali, o hanno ricevuto un'istruzione liberale. Quando una carica importante si rende vacante perche' il titolare e' morto o e' caduto in disgrazia (cosa tutt'altro che rara), cinque o sei candidati rivolgono una petizione all'Imperatore chiedendo il permesso di intrattenere Sua Maesta' e la Corte, esibendosi nella Danza sulla Corda. Chi esegue il salto piu' alto, senza cadere, ottiene l'incarico. Capita molto spesso che anche i Ministri in carica ricevano l'odine di dare un saggio della loro bravura, per convincere l'Imperatore di non aver perduto le loro capacita'.
    Flimnap, il Tesoriere, ha il permesso di eseguire una capriola sulla corda tesa almeno un pollice piu' in alto di qualsiasi altro Lord dell'Impero. L'ho visto fare il salto mortale parecchie volte di seguito su una tavoletta fissata ad una corda che non e' piu' grossa di un comunissimo spago. Il piu' bravo, dopo di lui, se non sono parziale, credo sia il mio amico Reldresal, Primo Segretario agli Interni. Tutti gli altri alti dignitari sono piu' o meno sullo stesso livello.
    Nel corso dei giochi si verificano spesso incidenti mortali: se ne sono registrati moltissimi casi. Io stesso ho visto due o tre candidati rompersi un braccio o una gamba. Ma il pericolo piu' grave lo corrono i ministri, quando viene loro ordinato di comprovare la loro abilita'. Perche', nell'ansia di superare se stessi e i loro colleghi, si sforzano a tal punto che nessuno di loro e' riuscito a non cadere mai, anzi, alcuni sono gia' caduti due o tre volte. Ho appreso da fonti attendibili che, un anno o due prima del mio arrivo, Flimnap si sarebbe certamente rotto l'osso del collo, se la violenza della sua caduta non fosse stata attutita da uno dei cuscini del Re, che si trovava in terra per puro caso.
    L'imperatore tiene in mano un bastone, le cui estremità' sono parallele all'orizzonte, mentre i candidati, avanzando l'uno dopo l'altro, a volte saltano sopra il bastone, a volte vi strisciano sotto, avanti e indietro per parecchie volte, a seconda che il bastone venga alzato o abbassato. A volte e' l'Imperatore che tiene un capo del bastone e il primo Ministro l'altro, altre volte lo regge solo il Primo Ministro. Chi svolge l'esercizio con piu' agilita', e resiste piu' a lungo saltando e strisciando, riceve in premio il filo di seta Azzurro. Il filo Rosso va al secondo classificato, e il Verde al terzo. Tutti loro se li portano girati due volte intorno, piu' o meno all'altezza della vita, e sono pochi i dignitari di questa Corte che non si fregino di una di queste cinture..."
    (Jonathan Swift, "I viaggi dI Gulliver, Parte I, VIaggio a Lilliput, Capitolo III, 1726)


  • Notti bianche, Milano trema



    da Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2010
     
    Non serve scendere nei bagni dell'Hollywood se si vuol davvero capire che cosa sta accadendo a Milano. Lì troverete solo quello che si allinea in ogni locale notturno del Paese: polvere e stelline. Ragazze immagine, escort, manager e sportivi, ma anche impiegati, studenti e qualche politico, dalle pupille e le narici dilatate. No, per comprendere questa città bisogna volare alto. Si deve salire sulle guglie del Duomo dove, il 19 luglio, la Corte ha celebrato il suo Sovrano donando al premier Berlusconi il premio Grande Milano.
    Una foto di gruppo con famiglio da lasciare a bocca aperta: i ministri La Russa e Brambilla, il banchiere Doris, il prete don Verzé, il sindaco Moratti e il governatore Formigoni. E poi lui, il famiglio, Lele Mora, felice di essere lassù, nonostante un cognato condannato per traffico di droga, un?inchiesta per bancarotta
     
    in corso, le tasse non pagate e molti scandali, legati allo spregiudicato utilizzo di attricette e ragazze immagine, evitati per un soffio. Sì, perché Lele, il re dell?Hollywood, è  tornato. Come? Se ne erano già accorti gli addetti alla sicurezza di Berlusconi che, a Natale, lo avevano visto entrare ad Arcore con il consueto seguito di bellezze sudamericane. E come si accorgono adesso, senza battere ciglio, i benpensanti milanesi pronti invece a scandalizzarsi per quello che i loro figli fanno nei cessi delle discoteche. La sua presenza ufficiale al fianco del premier, le sue sfacciate interviste in cui racconta di cenare abitualmente con Dell?Utri per leggere i falsi diari di Mussolini, spiegano meglio di un trattato di sociologia cosa è accaduto in città.

    Vent?anni di Berlusconi (ma non solo) hanno fatto venir meno il valore dell?esempio. È stata, a poco a poco, fatta scomparire la consapevolezza che ci sono molti comportamenti forse irrilevanti penalmente, ma che chi è stato 
    scelto dagli elettori come classe dirigente non si deve permettere. Così se a Milano il Capo si vede con Mora, Dell?Utri si può incontrare con Mangano o con la famiglia del boss Piromalli. E una quindicina tra consiglieri regionali e amministratori locali lombardi possono frequentare abitualmente, come dimostrano fotograficamente le ultime indagini, capimafia della ?ndrangheta. Nessuno, intanto, nei loro partiti può permettersi di chiedere conto e ragione dei loro comportamenti. Anche se sono comportamenti a rischio. Perché il pesce, si sa, puzza dalla testa.   
    (Vignetta di Bandanax)

    Mele marce - Le poesie di Carlo Cornaglia
    Il primo ottobre del duemilanove
    c?è a casa di Verdini un bel gruppetto
    e le intercettazion ne dan le prove:
    Flavio Carboni, amico del ducetto

    dai giorni dell?arrivo alla Certosa,
    l?ex socialista Arcangelo Martino
    che presentò il papà della virtuosa
    minorenne Noemi all?omarino
    (leggi tutto)

    Segnalazioni

    "Non facciamo morire i libri" - L'appello dei giuristi contro le norme sull'editoria del Ddl intercettazioni

    Video - Piazza Duomo: vietato l'ingresso ai dissidenti (dal blog Qui Milano Libera)

    No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

    Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

    "Imporre la rettifica ai blog è assurdo e ingiusto" - Intervista a Peter Gomez, di Micol Sarfatti (da articolo21.org)


  • Mele marce

     Il primo ottobre del duemilanove
     c?è a casa di Verdini un bel gruppetto
     e le intercettazion ne dan le prove:
     Flavio Carboni, amico del ducetto

     dai giorni dell?arrivo alla Certosa,
     l?ex socialista Arcangelo Martino
     che presentò il papà della virtuosa
     minorenne Noemi all?omarino,

     Pasqualino Lombardi, un faccendiere
     e un esperto accalappia-magistrati.
     Dal còordinator del Cavaliere
     ci son dunque i tre vecchi pensionati,

     per qualcun mele marce dentro un cesto,
     mentre per i piemme sono, ahimé,
     gente che traffica in un contesto
     di società segreta, la P3.

     Flavio chiama la moglie al cellulare:
     ?Qui da Verdini portami, Maria,
     gli assegni che tu sai, non indugiare??
     La moglie corre e scende nella via

     Carboni a ritirare il gruzzoletto,
     il qual sarà incassato il giorno appresso
     o da Verdini o da un suo amichetto?
     Il còordinator: ?Questo è un processo

     fatto in piazza per soldi regolari,
     frutto dei sacrifici di famiglia!
     I tesoretti sono immaginari,
     è una persecuzion rosso vermiglia!?

     Giran le pale sopra la Sardegna
     producendo energia marca P3,
     ma giran più le palle a chi si sdegna
     per le tre mele marce del premier!

     Carlo Cornaglia
     da Il Misfatto, 25 luglio 2010

  • Probovirus
    fifo

    da Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2010


    Bisogna essere grati all?onorevole Granata non solo per aver detto ciò che tutti sanno, e cioè che negando la protezione a Spatuzza il governo ostacola la lotta alla mafia. Ma anche per altri due fondamentali motivi. Primo, aver turbato i sonni di Pigi Battista, che intravede nella sua dichiarazione quel ?certo morbo giustizialista che evidentemente in Italia alligna in tutti gli schieramenti? (magari!). Secondo, avere riportato alla luce una specie zoologica che si temeva estinta, più rara e inaspettata dell?ippogrifo, del centauro e dell?ircocervo: il proboviro del Pdl.

    Pare che, ibernati nel museo di storia naturale di Palazzo Grazioli, ne esistano addirittura dieci esemplari. Di più non se ne son trovati, visto che incarnano altrettanti ossimori: oltreché viri, essi devono essere pure probi, il che per il Pdl costituisce una contraddizione in termini. Il loro presidente è un anziano filosofo sui 90 anni, Vittorio Mathieu. Poi c?è un compagno di classe di B., Guido Possa, poi c?è un pluritrombato ex fondatore di Forza Italia appena distaccato in una società Rai, poi ci sono la signora Armosino e un giudice che lavora con Alemanno, Sergio Gallo, che andava ai convegni di magistrati organizzati dalla P3; completano il quadro tali Tofoni, Sisto, Casali e un certo Cella (un nome, un auspicio). 
    Come rivela Urbani ? il più vispo fra i dieci ? in due anni di Pdl l?illustre consesso non si è mai riunito. Del resto non ve ne sarebbe stato motivo: in un partito che annovera B., Dell?Utri, Previti, Cosentino, Verdini, Brancher, Scajola, Fitto, Cicchitto, Letta, Cappellacci, Scopelliti, Brancher, Matteoli, Lunardi, Caliendo, Ciarrapico, Angelucci e altri gigli di campo, i probiviri non hanno molta scelta. O si suicidano in massa, oppure per far prima cacciano chi osa parlare di legalità e questione morale. Brutte parole, pure provocazioni.

    Quando Fini, all?auditorium della Conciliazione, si lasciò scappare ?legalità?, la sala fu scossa da un fremito di emozione mista a sdegno e sgomento. B. rischiò di perdere pure i capelli finti, Verdini accennò alla fuga, Bondi rischiò l?ipossia e La Rissa l?embolo. Ora questo Granata si azzarda addirittura a negare la solidarietà a Dell?Utri, si dice contrario al monumento equestre per Mangano e, non contento, parla financo di lotta alla mafia. Delle due l?una: o è comunista o è indemoniato. La sua incompatibilità balza subito agli occhi di Maurizio Lupi, il ciellino amico di Abelli (vedi scandalo Poggi Longostrevi e voti della ?ndrangheta) e di Grossi (quello della splendida bonifica a Milano-Santa Giulia): ?Granata contraddice i nostri valori fondanti (probabilmente quelli custoditi al Credito Fiorentino di Verdini, ndr). O se ne va o finisce ai probiviri?. Littorio Feltri parla di ?intelligenza col nemico?, senza peraltro indicare il nemico (lo Stato? L?antimafia? La legge?); ma il problema vero è l?intelligenza, tara davvero inaccettabile da quelle parti. La Rissa, triumviro del Partito dell?Amore, 
    suggerisce a Granata ?il ricovero in ospedale? e dà del ?quaquaraquà? (dotta citazione di don Mariano, il padrino del Giorno della civetta). Urbani, molto viro e soprattutto molto probo, anticipa il verdetto: ?C?è un?evidente incompatibilità culturale con la stragrande maggioranza del partito?.

    La cultura in questione è quella che si insegna all?Università telematica del Cepu, di recente visitata da B., dove Dell?Utri è docente di Storia contemporanea (imperdibili le sue lezioni sui falsi diari del Duce) e Ubaldo Livolsi di Mercati finanziari internazionali (rinviato a giudizio per concorso in bancarotta); ma anche all?annuale seminario di Gubbio, dove il mese prossimo i professori Bondi, Cicchitto, Schifani e Carfagna sviscereranno il tema ?Competenza e onestà per una buona politica?. Ancora incerta la presenza di Cosentino che, nel caso fosse ancora a piede libero, dovrebbe chiudere il simposio con una lectio magistralis sull?arte del dossier nel Terzo millennio, dal titolo ?Quel culattone di Caldoro, fra bocchiniani e bocchinari?. 
    (Vignetta di Fifo)

    Segnalazioni

    No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

    Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

    Cala il sipario sul web - di Federico Mello (da www.ilfattoquotidiano.it)


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